(…… “Lo spazio del silenzio non appartiene al passato né al futuro, poiché nasce dall’interruzione del flusso temporale; è cioè un ritrarsi dell’immaginazione dal tempo del mondo, che è in realtà un continuo “passare”, simile a quello degli eserciti e dei popoli nomadi con le loro tende. Lo spazio del silenzio che circonda, invece queste tende è fuori del tempo. Qui non c’è un prima e un dopo, poiché le tende di Mattera non saranno mai smontate per essere piantate altrove. Si potrebbe dire che il loro sia lo spazio del presente: di un presente fermato nell’hic et nunc dell’immagine e perciò divenuto istante in cui può irrompere l’eternità.
Vitaliano Corbi, Napoli, aprile 1989