Gabriele Mattera, disegni

Galleria delle Stampe Antiche, Ischia

17/08/1989 - 01/09/1989


mostra gallery testi critici catalogo

Mattera disegnatore

Vitaliano Corbi

sabato 15 luglio 1989

I disegni di Gabriele Mattera, come del resto l’intera sua opera grafica e pittorica, possono essere divisi in tre grandi periodi, ciascuno dei quali presenta una continuità tematica così evidente che non è arbitrario parlare di ciclo dei «Pescatori», dei «Bagnanti» e delle «Tende».

I disegni dei pescatori possiedono indubbiamente una carica realistica di rappresentazione; ma quanto essa sia lontana da ogni intenzione descrittiva e quanto invece derivi dalla capacità dell’artista di proiettare sull’orizzonte del mondo i fantasmi della propria immaginazione, lo si comprende facilmente quando si noti il passaggio dall’asprezza grandiosa e tragica con cui Mattera rende talvolta le figure dei pescatori al lirismo evocativo che circola in certi disegni di barche, dove agli schemi consueti della spazialità prospettica si sostituisce una trama di segni e di macchie, quasi un reticolo vibrante, un circuito percorso da una energia ininterrotta ma non violenta che si riverberi nell’intensità dell’aria o si diluisca nell’umidità dei vapori; o, ancora quando si avvertono l’eleganza e la concisa rapidità del tratto con cui altre volte la forma si scrolla di ogni indugio sentimentale e diventa agile, scattante, con un andamento ritmico di notevole valore musicale.

Ma quest’ultimo è un caso piuttosto raro e tenderà a scomparire del tutto con l’inoltrarsi degli anni Settanta. Il piacere di una gestualità vivace, scandite per sommarie contrapposizioni angolari e, soprattutto, affidata quasi interamente ai valori puri della linea, interesserà sempre meno all’artista, che rivolgerà invece la sua attenzione verso il tessuto grafico, divenuto con il passare degli anni più semplice e di trama più larga, ma sempre immerso in una situazione atmosferica dove esso subisce un implacabile processo di alterazione. I disegni dei «Bagnanti», con la loro diradata tessitura, consentono di comprendere meglio come in Mattera non sia il fluido scorrimento della linea a suscitare l’immagine sul supporto neutro ed uniforme della carta, ma come proprio a partire da questa, tra diluizioni leggerissime di inchiostro, tra veli di luce ed adombramenti appena visibili, l’immagine incominci ad animarsi e a prendere delicatamente corpo. Nei disegni dei «Bagnanti», che coprono una quindicina di anni, fino al 1986, quando le tende finiranno per trasformarsi da presenze marginali in protagoniste silenziose ma dominanti della scena, passa una stordita teoria di uomini dai tozzi addomi e di donne dai corpi sgraziati, discendenti forse di qualche Venere steatopigia di cui conservano la poderosa e greve volumetria. In questi disegni – che sono stati accostati alla grafica di Permeke, giustamente, ma non certo per una desunzione di caratteri stilistici, che in Mattera sono sempre estranei ad ogni accento di monumentalità – è viva l’impressione di un segno fermo e di grande energia plastica, che tuttavia rimane così aderente alla superficie del foglio e rivela una tale capacità di presa sui bordi dei piani che essa viene modellando da sembrare che nasca dall’interno dello spessore della carta, simile ad un’incisione formatosi col tempo nella crosta terrestre o alla traccia di una vecchia cicatrice sulla carne.

I disegni di Mattera nel corso degli anni Settanta e all’avvio del decennio successivo si lasciano alle spalle una costruzione formale particolarmente complessa, dove, come già si è accennato, non era mai la sola linea a circoscrivere la forma, ma entravano in gioco inchiostrature e dilavamenti, diluizioni luminose e addensamenti di ombre, sbavature e macchie e tutta un’infinita varietà di modi diversi di intervento, mai però adoperati con ostentazione virtuosistica o rivolti a realizzare una definizione univoca e preordinata dell’immagine, ma utilizzati, in primo luogo, come mezzi di vitalizzazione del foglio, sentito come campo di forze entro cui l’artista ara chiamato ad operare. Momenti straordinariamente felici erano stati quelli fermati in alcuni ritratti: non solo per la stranita e chiusa psicologia di questi, degna dei volti giacomettiani, ma anche per il contrappunto tra il movimento delle linee e il palpitare delle velature, con esiti che ora convergevano, ma solo accennandola, verso un’idea di chiaroscurata plasticità, ora si disarticolavano in aspre e drammatiche dissonanze.

Negli anni Ottanta, nel pieno svolgimento del ciclo dei «Bagnanti», viene affermandosi una nuova essenzialità dell’immagine. Ancora una volta l’artista vi arriva attraverso un accanito scavo psicologico, attraverso una ricerca dei valori espressivi che sembra guardare agli orizzonti più lontani ma che proviene in realtà dalle profondità più nascoste dell’anima. L’effetto provocato sui «Bagnanti» e sulle frequenti varianti degli «Amanti», è di una tragica spoliazione, di una nudità dilavata da cui siano cadute definitivamente tutte le connotazioni della vita individuale e siano venuti alla luce gli elementi di una condizione anonima ma non per questo meno disperata e meno riconoscibile nell’inesorabilità di una verità dolorosamente comune a tutti gli uomini. Negli ultimi disegni dei «Bagnanti» si assottigliano anche i residui valori plastici, in un ductus così esile ed intermittente che la linea si direbbe non più, come era stato in passato, il luogo di assorbimento della luce, ma il luogo dell’estrema dissoluzione della forma, del suo incerto baluginare tra le luci del tramonto. Il ciclo dei «Bagnanti» chiudendosi annuncia l’imminente pausa di silenzio da cui emergeranno le immagini delle tende.  

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