Coppa, Mascolo, Mattera

Lo Zhair, Napoli

21/02/1979 - 27/02/1979


mostra gallery testi critici catalogo

Gabriele Mattera

Raffaello Franchini

luned́ 15 gennaio 1979

Gabriele Mattera

 

Il nuovo ciclo pittorico «Le Bagnanti», al quale Gabriele Mattera lavora dal 1974 e che dopo un paio di lunghe visitazioni al suo studio ci sembra non vicino all’esaurimento, presenta, a nostro avviso, un duplice significato nel dispiegarsi fecondo della sua opera. In primo luogo esso tende a fissare sulla tela un aspetto transitorio della vita dell’isola: tipi e figure femminili che un giorno, nella più o meno taciuta intenzione del Maestro, andranno a scomparire così come sono scomparse le ieratiche umanissime figure dei pescatori, un ciclo che si è esaurito in quasi perfetta sintonia con la realtà sociale che lo aveva ispirato. Ma in secondo luogo «Le Bagnanti» concentrano quasi come un pretesto polemico, per entro immagini drammatiche di vita individuale, la fatiscenza esistenziale del mondo contemporaneo preso nel suo complesso. Ma l’esistenza qui, se è sottintesa come disegno in senso metaforico e proprio, diventa esplicita come colore. Prova ne sia che le splendide prove grafiche di Mattera, non tanto nei soggetti ma per la forma, non si presentano mai dal ’74 in poi, come abbozzi, studi, preparazioni del ciclo, la cui genesi è lentissima bensì, come e più del solito nell’artefice, fatta di ritorni, riprese, abbandoni, rinunzie, di strani pentimenti senza correzioni – Mattera è uomo da lasciare un quadro incompiuto per mesi e compierlo poi puntualmente anche se si trattava di una sfumatura impercettibile dal profano ma con la finale trasposizione e fusione della scena o dramma che sia in un getto unitario. Questo, strano a dirsi, perché potrebbe sembrare vano e arbitrario preziosismo critico, avviene nel contesto estremamente libero di due o tre o più figure femminili ciascuna delle quali perfettamente individuata come si trattasse di un ritratto su commissione, con la piccola differenza che qui l’artista è commissionario di se stesso. Ma la tempo stesso si attua la magia della fusione-continuità, di cui pare un curioso simbolo il tema dell’asciugatoio svolazzante tra i gialli e gli ocra e i rossi attenuati  dell’allungamento impietoso delle figure, patetica e simpatetica del paesaggio con le dramatis personae.

Nella già lunga storia della pittura di questo autodidatta popolare-aristocratico, ossia artistica nel senso eterno della parola, «Le Bagnanti» costituiscono già un capitolo perfettamente individuabile ancorché non concluso, nel senso che portano a livelli imprevisti la macerante scissione bello-piacevole con la connessa educazione quasi autoritaria del fruitore, che è una costante della produzione di Mattera. Se Degas parlava delle donne come gli esseri «generalmente brutti», Mattera stavolta indugia sulle deformità naturali e soprattutto su quelle che sono il naturale prodotto del tempo, ma ben si vede che in lui quell’indugio non è psicologico ma metafisico la ricerca dei segni dell’esistenza e lo studio accanito ma non impietoso, stavolta, della femmina desessualizzata, il che, a suo modo, aggiunge piuttosto che sottrarre al maschio un elemento di conoscenza. Tanto più che «Le Bagnanti», che si bagnano in un modo desueto ormai, è perciò parlavamo prima di tipi prossimi alla scomparsa, sembrano essersi lasciato alle spalle il rimpianto della gioventù convinte dalle riflessione e forse dalla conversazione che non esiste un’età «felice» dell’uomo, dell’antropos. È chiaro a questo punto il perché della scelta di personaggi quasi esclusivamente femminili. Se li paragoniamo agli splendidi volti dei pescatori enfiati e gonfiati dalla fatica, dal sole, dalla solitudine, dalla miseria o comunque dallo stento fisico, vediamo agevolmente la differenza: quelli trapassano dall’orrido o dallo sconvolgente in una quasi fisiologica catarsi soddisfatta a cui il lettore o fruitore che dir si voglia finiva con l’assuefarsi; queste non smettono di richiamarci all’ordine, essendo la donna priva di attrazione, decaduta anche se perfettamente sana o vigorosa.

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